Sulle sue spalle Recensione

Titolo originale: On Her Shoulders

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Sulle sue spalle - la recensione del documentario sul premio Nobel per la pace Nadia Murad

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Sulle sue spalle - la recensione del documentario sul premio Nobel per la pace Nadia Murad

Sulle sue spalle Atlante portava il peso della volta celeste. Ma era il figlio di un Titano, un essere soprannaturale. Sulle sue, umanissime, minute e fragili, Nadia Murad sostiene un dolore inimmaginabile per noi fortunati occidentali che viviamo in pace e con la pancia piena. Non si sceglie di essere vittime, così come non si sceglie di essere eroi. Non si sceglie di lasciare il luogo in cui si è nati e cresciuti per andare a rischiar la vita e a cercar rifugio in paesi lontani che non ci vogliono, senza nemmeno prendersi la fatica di conoscerci e ascoltarci. Se la storia – e sembra incredibile – non ce lo ha insegnato, a renderlo più chiaro può essere Sulle sue spalle, il documentario che segue il percorso di questa giovane donna, che ha visto i suoi sogni e le sue speranze infrangersi per sempre il 3 agosto del 2014, quando le truppe dell'Isis hanno “conquistato” il paese in cui viveva e studiava, aiutando la madre e i fratelli nel lavoro dei campi.

A Sinjar, nell' Iraq vicino al confine siriano, gli integralisti in nero hanno subito massacrato tutti gli uomini e le donne anziane e stuprato bambine e ragazze, catturate e vendute come schiave. Nadia Murad ha perso la madre, sei fratelli e tutti i suoi parenti, oltre alla propria innocenza e gioventù. Quello che il mondo non sa o ha scelto di ignorare è che il paese era abitato da persone appartenenti a una antica e pacifica minoranza religiosa, gli Yazidi, in quanto tali vittime di genocidio e condannati alla diaspora. Nadia Murad ha ricevuto quest'anno il premio Nobel per la Pace e il film ci racconta la sua trasformazione da vittima ad attivista, una definizione e un compito che inizialmente rifiuta.

Fuggita rocambolescamente dal suo carceriere dopo esser stata venduta e aver subito violenze inenarrabili (che ha dovuto raccontare, costringendosi, ai media di tutto il mondo e in un libro, “L'ultima ragazza”, Mondadori), Nadia ha compreso che la sua testimonianza doveva servire a sensibilizzare il mondo sul destino di tante ragazze, anche più giovani di lei, della cui sorte non si sa più niente  - è agghiacciante sentire che sono state rapite le bambine da 10 anni in su e vederla rabbrividire pensando al “peggio” che è capitato alle cugine quindicenni, come se potessero esistere graduatorie dell'orrore –  e soprattutto per far conoscere, alle Nazioni Unite di cui diventa Ambasciatrice e con l'aiuto del suo avvocato, Amal Clooney, il genocidio ignorato del suo popolo e il dramma dei sopravvissuti, dispersi nei campi profughi di mezza Europa.

Alexandria Bombach, che firma la regia di questo documentario candidato agli Independent Spirit Awards, non fa avvertire la sua presenza, non drammatizza e non invade gli spazi con una messinscena inopportuna. Al contrario, si ritrae, concentrandosi sui viaggi di questa ragazza che a tratti sorride ma i cui occhi nascondono un abisso di dolore e traumi quasi impossibili da superare, attraverso i palazzi della politica dei paesi ancora più umani e civili in tema di accoglienza, come Canada e Germania, per arrivare in America, alle radio, in televisione, costretta a raccontare ancora e ancora il proprio calvario, col supporto del suo devoto interprete che le fa da padre e da fratello. Vediamo Nadia visitare i campi profughi in Grecia, portare regali ai bambini, cercare di dare conforto alle persone che l'hanno scelta come simboli di speranza.

La vediamo anche nei pochi momenti di relax, leggiamo sul suo volto la stanchezza e la sofferenza e al tempo stesso la dignità e la determinazione di un eroe. “Vorrei essere conosciuta come una brava studentessa, una brava sarta, un'atleta, una truccatrice, e non come un'attivista” dice Nadia a un certo punto, ricordandoci i suoi semplici desideri di una ragazza come tante che non per colpa sua non ha potuto scegliere il suo destino. La visione di Sulle sue spalle a tratti mozza il fiato dall'angoscia e invita a un'empatia che dovrebbe esserci connaturata, in un momento in cui purtroppo restare umani per ampie fasce della popolazione sembra una battaglia persa. Ci auguriamo che lo vedano in molti – sarà in sala solo dal 6 al 12 dicembre – e che magari stimoli in qualcuno una riflessione sui suoi pericolosi e assurdi pregiudizi nei confronti dei rifugiati politici e delle vittime di guerra.

Sulle sue spalle
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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